Lavorare durante la gravidanza è possibile nella maggior parte dei casi, ma richiede un'attenta valutazione dei potenziali rischi presenti nell'ambiente di lavoro, al fine di tutelare la salute della futura madre e del bambino. I rischi possono variare in funzione delle mansioni svolte e del livello di esposizione a specifici fattori.
Ci sono dei LAVORI A RISCHIO, (se svolti in gravidanza e durante il puerperio), per la salute della mamma e del bambino, da NON CONFONDERE con la GRAVIDANZA A RISCHIO (gravi complicanze della gestazione o preesistenti forme morbose che possono aggravarsi durante la gravidanza).
Vista l’importanza dell’evento, è la stessa Costituzione che all'art. 37 interviene, esplicitamente, e prevede che “le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.
Durante la gravidanza e l’allattamento alcune mansioni sono vietate per legge (lavori pesanti, esposizione a sostanze nocive, turni notturni…).
La normativa italiana, (D.Lgs. 81/2008 Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro e il D.Lgs. 151/2001 Testo unico a tutela della maternità e paternità) - stabilisce che la valutazione dei rischi debba considerare le condizioni di lavoratrici in gravidanza, in puerperio e in fase di allattamento. Queste leggi impongono che il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) includa l'analisi di ogni possibile esposizione che possa compromettere la salute della madre o del nascituro. Non appena lo stato di gravidanza viene comunicato, il datore di lavoro ha il dovere di attivarsi per verificare se la mansione svolta comporti rischi diretti o indiretti. Se ci sono rischi, il datore deve modificare le condizioni o l’orario di lavoro, o adibire la lavoratrice a mansioni alternative equivalenti o inferiori. Se il datore non può modificare le mansioni né adibire la lavoratrice a compiti alternativi, scatta l’astensione anticipata, previo provvedimento dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Il sistema italiano divide la competenza per l'interdizione anticipata dal lavoro in base all'origine del rischio: l’Asl che, sulla base della documentazione del proprio ginecologo, gestisce i casi di gravi complicanze cliniche della gestazione e certifica lo stato di gravidanza a rischio mentre l'Ispettorato Territoriale del Lavoro che, in base alla mansione che svolge la gestante (vietata o pregiudizievole alla salute della donna o del bambino) certifica il lavoro a rischio.
